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ZURIGOI sindacati hanno perso membri

01.05.24 - 10:09
Il numero di lavoratori organizzati è diminuito continuamente dal picco del 1976, ma restano una forza politica importante
TiPress (archivio)
Fonte ats
I sindacati hanno perso membri
Il numero di lavoratori organizzati è diminuito continuamente dal picco del 1976, ma restano una forza politica importante

ZURIGO - Nel corso degli anni i sindacati hanno perso membri, ma la loro forza politica è rimasta importante, come si è visto in occasione del voto popolare sulla 13esima AVS. La situazione a livello di affiliati pare intanto essersi stabilizzata.

Dal picco del '76 - Il numero di lavoratori iscritti a un sindacato non è mai stato così alto come nel 1976: all'epoca erano rappresentate 900'000 persone, ricorda il Tages-Anzeiger (TA) in un articolo odierno. Dopo lo shock petrolifero del 1973, la Svizzera era in recessione e la disoccupazione aveva superato l'11%: l'incertezza economica spingeva a iscriversi ai sindacati. La richiesta politica centrale dell'epoca era l'introduzione di un'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione: il sì alle urne giunse nel 1976.

Oggi invece la congiuntura è buona e vi è carenza di manodopera. Ciò ha conseguenze per i sindacati: il numero di lavoratori organizzati è diminuito continuamente dal picco del 1976 e la tendenza si è recentemente accelerata. Nel 2015, più di 737'000 persone erano ancora sindacalizzate, mentre l'ultimo dato è di 661'000. Il più grande sindacato, Unia, ha perso circa 25'000 iscritti dal 2015.

Un'erosione di membri - «È vero che negli ultimi anni vi è stata un'erosione di membri, ma è anche vero che ciò dovuto pure alla situazione di crisi e di precarietà sul luogo di lavoro, quindi a una maggiore difficoltà di organizzare i salariati», afferma Vania Alleva in un'intervista odierna alla radio RTS. «Inoltre siamo una società sempre più individualista ed è quindi più difficili invogliare alle lotte collettive».

«Ma come Unia vediamo che stiamo crescendo nei settori decisivi del terziario, rami che in precedenza erano deserti sindacali: per esempio nel commercio al dettaglio e in altri comparti dei servizi, dove non c'era tradizione sindacale», prosegue la 55enne. «Questo per noi è importante». All'orizzonte vi è forse un'inversione di tendenza. «L'anno scorso siamo riusciti a stabilizzare il numero di membri e quest'anno siamo partiti bene nel reclutamento: sono quindi molto fiduciosa che, come Unia, continueremo ad avere una dinamica positiva».

Di meno, ma con più forza - Secondo la politologa Cloé Jans dell'istituto GFS Bern il minor numero di affiliati non ha avuto impatto sulla forza politica dei sindacati, tutt'altro. L'apparente contraddizione viene spiegata con le tematiche attuali. «La popolazione subisce gli effetti dell'aumento dei prezzi, dei premi della cassa malati e degli affitti: questo stato d'animo crea un buon ambiente per i sindacati per mobilitare la loro gente», afferma Jans in dichiarazioni a TA. In tempi di inflazione e di perdita del potere d'acquisto, i sindacati possono guadagnare punti con le loro argomentazioni e mobilitarsi con più forza. «Questo spiega anche il successo della votazione sulla 13esima AVS».

Un ruolo importante in questo senso è stato svolto anche da Pierre-Yves Maillard, ex consigliere di stato vodese del PS che dal 2019 è alla testa dell'Unione sindacale svizzera (USS). «È una figura presente che può comunicare le proprie posizioni in termini semplici», sostiene Jans. A suo avviso a tale populista di sinistra del calibro di Christoph Blocher attualmente i datori di lavoro non hanno nessuno da opporre. «Oggi c'è un vuoto di leadership nelle associazioni imprenditoriali e i sindacati stanno sfruttando questa debolezza».

Da parte sua pure Maillard - come Alleva - parla di stagnazione del numero di affiliati all'USS. «Dopo anni di calo degli iscritti, siamo riusciti a stabilizzare le cifre», spiega il 56enne alla testata zurighese. A suo dire i numeri degli anni 70 e 80 non possono essere paragonati a quelli di oggi. «All'epoca l'accesso all'indennità di disoccupazione o alle prestazioni del fondo pensione dipendeva spesso dall'appartenenza a un sindacato». Oggi non è più così, «è più probabile che ci si iscriva per convinzione».

Un impegno importante - L'importanza dell'impegno dei sindacati è testimoniato dall'attuale crisi del potere d'acquisto: le persone possono permettersi sempre meno con i loro salari, argomenta Maillard. Per questo motivo, il sindacato annuncia trattative dure con i datori di lavoro nel prossimo autunno salariale. «È importante negoziare stipendi più alti per compensare l'inflazione degli ultimi anni», sostiene. «Ne siamo consapevoli: se ci battiamo e otteniamo contratti collettivi migliori allora aumenteremo gli iscritti».

La politologa Nadja Mosimann, che ha condotto una ricerca sulla storia dei sindacati in Svizzera, mette il tutto in prospettiva. «I tradizionali lavoratori delle fabbriche stanno scomparendo e sempre più dipendenti lavorano nel settore dei servizi», osserva parlando con la testata zurighese. Il lavoro sindacale è più difficile in aziende meno centralizzate. Inoltre nei nuovi settori i cambi di impiego sono più frequenti.

«Per questo motivo i sindacati hanno spesso difficoltà con i nuovi posti di lavoro nel settore dei servizi, che sono prevalentemente occupati da donne», argomenta Mosimann. Allo stesso tempo le organizzazioni dei lavoratori sono vittima del loro stesso successo. «Anche i non iscritti ai sindacati beneficiano dei contratti collettivi di lavoro e i dipendenti hanno una migliore protezione sociale rispetto agli anni 60, quando non c'era l'assicurazione contro la disoccupazione o la maternità», conclude la specialista.

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